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Esplorando i Misteri dei Campi Flegrei

I Campi Flegrei, il cui nome deriva dal greco antico φλέγω (phlégō), che significa “brucio”, costituiscono un’imponente area di attività vulcanica nella regione della Campania, ad ovest di Napoli e del suo golfo. Questa regione abbraccia i comuni di Napoli, Pozzuoli, Quarto, Marano, Bacoli e Monte di Procida. Originariamente conosciuti come i Campi Ardenti, furono così denominati dai Cumani, un popolo greco, proprio per il carattere ardente dell’area, situata nel golfo di Pozzuoli, celebre fin dall’antichità per la sua attività vulcanica.

Questa zona vulcanica attiva presenta una struttura unica chiamata “caldera”, una depressione quasi circolare che si è formata a seguito di grandi eruzioni esplosive. La caldera dei Campi Flegrei si estende da Monte di Procida a Posillipo, includendo anche una parte sommersa nel Golfo di Pozzuoli. Nel corso degli ultimi 15.000 anni, sono state registrate oltre 70 eruzioni che hanno modellato la regione con edifici vulcanici, crateri e laghi vulcanici ancora visibili come Astroni, la Solfatara e il lago di Averno.

L’ultima eruzione risale al lontano 1538. Da allora, l’area è stata caratterizzata da fumarole e da episodi ripetuti di deformazione del suolo, noti come bradisismo, accompagnati da terremoti.

Prima ancora della colonizzazione, i Greci narravano leggende legate a questi luoghi, fornendo testimonianze mitologiche che risalgono a oltre 3000 anni fa. Eschilo, il celebre drammaturgo greco, considerava questa terra di fuoco il palcoscenico di battaglie epiche tra Giganti e Dei.

Dopo l’insediamento Cumano, i Campi Flegrei divennero un nodo cruciale dell’Impero Romano, soprattutto grazie alla costruzione, su ordine dell’Imperatore Traiano, del porto di Roma a Puteoli, l’odierna Pozzuoli, che fungeva da fulcro per il commercio con l’Oriente. Ancora oggi, l’antica storia di questa città è tangibile in ogni suo angolo. Per sottolineare l’importanza di questo centro portuale, vennero eretti monumentali edifici come il Macellum, un grande mercato coperto, conosciuto anche come Tempio di Serapide a causa della scoperta, nel 700 d.C., di una statua dedicata a questa divinità egizia. Il Macellum è ancora oggi considerato il punto di riferimento per il fenomeno del bradisismo, che influisce sull’altezza della città rispetto al livello del mare.

Con l’avvento del cristianesimo, molti edifici furono convertiti per il nuovo culto religioso, come il Tempio di Augusto, trasformato nel Duomo di Pozzuoli dedicato a San Procolo, il martire patrono della città. A breve distanza si trova l’Anfiteatro Flavio, costruito dagli stessi architetti del Colosseo di Roma su ordine dell’Imperatore Vespasiano, che fungeva da arena per spettacoli teatrali, musicali e lotte tra gladiatori.

Gli sotterranei dell’Anfiteatro conservano ancora oggi gli ingranaggi utilizzati per sollevare le gabbie delle belve feroci fino all’arena, oltre a possibili scenografie utilizzate durante gli spettacoli. Questo luogo fu anche testimone del martirio dei primi cristiani, ordinato dall’Imperatore Diocleziano, tra cui San Gennaro, il patrono di Napoli, che secondo la leggenda, riuscì a placare le belve feroci con una benedizione.

Ma l’origine più antica di questa regione risiede a Cuma, un luogo che ogni viaggiatore non può trascurare di visitare. Strabone, nel suo “Geographia”, la descrisse come la più antica colonia greca della Sicilia. I fondatori di Cuma, pur mantenendo una forte tradizione marittima e commerciale, prosperarono grazie all’agricoltura e all’espansione del loro territorio. A questa terra antichissima è legato il culto e il mito della Sibilla Cumana, che trova la sua dimora misteriosa qui. Virgilio, nel terzo libro dell’Eneide, racconta di Enea che, su consiglio degli dei, si reca a consultare la Sibilla a Cuma per trovare la terra promessa per il suo popolo.

Fonte: guideturistichenapoli.it/visite-guidate-napoli.

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